INTERVISTA DI GIANNI ROGHI
La battaglia scientifica
sulla pericolosità del fumo di sigaretta, e in particolare sul rapporto che
intercorre tra esso e l’insorgenza del cancro polmonare, si è improvvisamente
riaccesa. Dopo il rapporto del dottor E. Cuyler Hammond, promosso dall’American
Cancer Society e letto il 4 dicembre scorso davanti alla American Medical
Association, e dopo l’ancora più voluminoso rapporto del dottor Luther L.
Terry, intitolato Smoking and Health, edito nel gennaio, è sembrato che il
potere cancerogeno diretto del fumo di sigaretta fosse ormai definitivamente
dimostrato. La reazione pubblica è stata profonda. In un primo tempo la vendita
delle sigarette ha subito in quasi tutto il mondo una flessione significativa.
Nel volgere di pochi mesi, tuttavia, essa è ritornata ai valori primitivi. I1
pubblico, dunque, scosso dalla violenza dell’allarme, ha risposto positivamente
in un primo tempo, poi ha dimenticato, o ha preferito non pensarci. Questo
fenomeno ha fatto meditare gli psichiatri. La sigaretta è dunque, per l’uomo
moderno, una necessità, un qualche cosa di desiderabile al punto da fare
trascurare una così grave minaccia per la salute, per la vita? Nello stesso
tempo, fisiologi, patologi, biochimici, cancerologi e altri specialisti hanno
continuato le ricerche. Nuove cose sono emerse. I due rapporti americani sono
stati letti con attenzione, e sono cominciate le prime critiche. Nei giorni
scorsi si è tenuto a Bologna il Congresso nazionale dei liberi docenti, e con
l’intervento di altissime personalità straniere, oltre che dei maggiori esperti
italiani, si è trattato il tema: “Come fumare senza danno: non univocità di
rapporti tra fumo di sigaretta e cancro polmonare”. Le critiche hanno preso
corpo. I1 nostro giornale pubblicò a suo tempo gli estratti dei due rapporti
Hammond e Terry. Ecco ora un’intervista con il professor Carlo Sirtori, esperto
del cancro alla Organizzazione mondiale di sanità, nella quale si fa il punto
sulla polemica scientifica di questi giorni.
L’EUROPEO - Nello scorso inverno è stata condotta la massima offensiva contro la
sigaretta: nel dicembre il rapporto Hammond, nel gennaio il rapporto Terry
ebbero davvero l’aria di dire una parola definitiva sulla questione. I1 fumo
della sigaretta era il principale fattore del cancro polmonare, malattia di
così terribile sviluppo in questi ultimi anni. Il fumo della sigaretta era la
causa diretta di numerose altre affezioni, quali per esempio le bronchiti
croniche. Ora, professor Sirtori, a distanza di qualche mese da quelle due
sentenze, e specialmente dalla sentenza del comitato Terry, si cominciano a
sentire voci discordi e critiche. Allora non si trattava di sentenze
definitive, non era l’ultima parola sull’argomento? Ma perché queste reazioni
di critica si sono fatte attendere così a lungo?
PROFESSOR CARLO SIRTORI
I1 rapporto Terry è stato una
specie di improvviso ultimatum, e ha colto di sorpresa il mondo scientifico.
Era così dogmatico che anche i ricercatori specializzati ne sono rimasti
soggiogati. Le osservazioni e le perplessità sono venute col tempo, dopo
l’attenta lettura del rapporto. In genere si crede che questo documento sia
costituito da una specie di pubblicazione per rivista scientifica, da un
fascicolo; e invece si tratta di un volume di quasi quattrocento pagine. Lo
hanno letto tutto piuttosto in pochi, io credo. Comunque andava studiato e
meditato a fondo. Così è stato fatto, e allora sono cominciate le critiche.
Oggi non siamo certo di fronte a un coro di proteste, ma piuttosto a un buon
numero di obbiezioni isolate, però altamente qualificate.
L’EUROPEO Qual è la critica di fondo che è stata fatta al rapporto Terry?
SIRTORI
- È una critica che in un certo senso ricorda l’epoca di Koch, quando la
tubercolosi era ritenuta una consunzione della carne. Anche Virchow, che era un
grandissimo scienziato, sosteneva quest’ipotesi; e quando Koch scoprì il
bacillo, Virchow fu tra quelli che non ci credettero: in una famosa seduta a Berlino
trattò Koch come una specie di minorato psichico. Un quesito del genere
potrebbe essere riproposto oggi in relazione alla questione fumo. Noi vediamo
che nei fumatori c’è una certa frequenza di cancro polmonare, e così
concludiamo che la causa di questo male è il fumo della sigaretta. Anche allora
si era osservato che la tubercolosi era più frequente tra le persone consunte,
e si era concluso che la consunzione era la causa della malattia. Posizioni di
principio di questo genere non sono scientificamente valide. Non è infrequente,
nella storia della medicina, trovare episodi analoghi. Io ricordo che quando
ero studente il mio professore diceva: non mettetevi mai al sole, di primavera,
perché prendete il raffreddore. A quel tempo si riteneva infatti che il
raffreddore dipendesse da un fattore climatico. Più tardi venne l’inglese
Andrew a dimostrare che il raffreddore dipendeva esclusivamente da un virus,
cioè da qualcosa di concreto.
L’EUROPEO - Ma il fumo di sigaretta non potrebbe essere appunto un fattore
concreto? I1 rapporto Terry non tende a dimostrare proprio questo?
SIRTORI
- Il rapporto Terry, che è molto ben documentato e perfettamente informato su
tutte le ricerche compiute fino ad allora, riconosce che non si è mai ottenuto
un tumore nel polmone di un animale mediante il fumo di sigaretta. Innumerevoli
cavie sono state lasciate esposte al fumo di sigaretta per la loro intera vita,
e nessuna di esse si è mai ammalata di cancro polmonare. Questo, mi pare, è un
argomento fondamentale. Con una prova di questo genere, non si può
assolutamente dire che il fumo di sigaretta, di per sé, ingenera il cancro. Il
fumo di sigaretta non è, per questo aspetto, un fattore concreto come un virus.
L’EUROPEO - Il rapporto Terry riconosce questo fatto senza tenerne forse debito
conto?
SIRTORI
- Proprio così. Il rapporto Terry tiene in maggiore considerazione le analisi
statistiche, il dato epidemiologico. Ma ai critici, le statistiche, in questo
genere di ricerca, non sembrano per niente sufficienti a confermare delle
ipotesi con tanta decisione. Nelle statistiche, in questo campo, si possono
facilmente compiere errori di valutazione: la causa vera può sfuggire.
L’EUROPEO - D’altra parte si può rimanere perplessi, in linea di principio, anche
sulle critiche che tendono a togliere vigore all’allarme lanciato dal dottor
Terry e dai suoi collaboratori. Perché se è dimostrato che il fumo di sigaretta
non può di per sé provocare il cancro, tuttavia non sembra giusto che l’intero
complesso di dati statistici possa venire rigettato con il pretesto di un
sottile dubbio di natura metodologica o comunque teorica. Vorremmo chiederle
subito, a questo proposito, perché le reazioni in favore della sigaretta si
sono fatte recentemente tanto forti. Queste reazioni sono state forse
suggerite, sia pure con argomenti scientifici di tutto rispetto, dai laboratori
di ricerca delle grandi case fabbricanti?
SIRTORI
- Certamente no. I laboratori di ricerca di queste case hanno naturalmente
cercato di controbattere certe tesi del rapporto Terry, ma le questioni grosse,
le critiche più importanti sono venute da laboratori e da ricercatori del tutto
indipendenti, come per esempio da Huggins, che è considerato unanimemente il
maggiore cancerologo vivente. La difesa della sigaretta nasce da una
considerazione molto semplice: che se la sigaretta è fumata praticamente in
tutto il mondo e da tutte le genti, è segno che dà qualche cosa. E questo
qualche cosa non si può abolirlo con leggerezza. L’ultimatum di Terry ha creato
una specie di panico tra i fumatori, ha creato dei sensi di colpa, dei
complessi d’inferiorità, molti ne hanno sofferto. Dobbiamo ricordare che il
fumo è spesso consigliato da neurologi e psichiatri ai nevropatici, in
particolare a coloro che soffrono di eccessiva stimolazione, di
sovreccitazione, come al contrario, talvolta, a coloro che soffrono di apatia.
I1 fumo avrebbe appunto questo doppio effetto: di stimolatore e di
tranquillante.
L’EUROPEO - Dunque quasi una medicina, anziché un veleno?
SIRTORI
- Non c’è niente di assoluto, e tutto va secondo i casi. I neurologi
considerano la sigaretta, talvolta, come una vera e propria medicina. Del
resto, il fumo era ritenuto una medicina già nel sedicesimo secolo. La
sigaretta non esisteva, ma c’era la pipa; inoltre il tabacco veniva annusato o
masticato. Già allora, naturalmente, non mancavano gli avversari, e ci fu uno
di essi che arrivò a definire l’uso del tabacco come “uno schifoso costume”.
L’EUROPEO - Lei diceva prima, professore, che le statistiche di Terry possono
lasciare perplessi. A parte la questione metodologica e tutti i discussi
fattori interpretativi, potrebbe farmi un esempio empirico per giustificare
questa perplessità?
SIRTORI
- Sicuro. Norvegia e Finlandia, climi analoghi, città molto simili, cibi quasi
uguali, uguale numero di fumatori: ebbene, su centomila abitanti, si hanno
quindici cancri polmonari in Norvegia, e sessantadue in Finlandia. Una
differenza da uno a quattro. La statistica, qui, dà il dato ma non spiega
niente, anzi apre un interrogativo cui non sappiamo rispondere. È lo stesso
rapporto Terry che riferisce questi dati. Ora, se il dato statistico mi dà
risposte del tipo Norvegia-Finlandia, io devo concludere che esso non è
sufficiente a chiarire un problema. C’è qualcosa d’altro che ci sfugge, che continua
a sfuggirci. Siamo ancora a livelli empirici.
L’EUROPEO - È anche vero, mi sembra, che nemmeno il rapporto Terry parla del fumo
di sigaretta come della causa principale in assoluto del cancro polmonare.
SIRTORI
- Appunto. C’è in particolare un periodo significativo, nella prefazione del
volume, in cui si discute proprio la questione della “causa”. Noi non siamo
così ingenui, dicono i ricercatori di Terry, da insistere sulla mono-eziologia,
cioè sul fattore univoco, del cancro polmonare o di altre affezioni: parliamo
invece di cause significative, di cause maggiori, di associazioni causali,
eccetera. Ora è chiaro il significato di queste parole: già in questi
ricercatori erano sorti dei dubbi, e il libro ne riflette certe riserve, certe
cautele.
L’EUROPEO - A questo punto potremmo tornare alla questione sperimentale: lei ha
detto che il fumo della sigaretta non ha mai causato di per sé, il cancro del
polmone. Quali altri esperimenti sono stati fatti in questa direzione?
SIRTORI
- Kotin, un ricercatore di Los Angeles, è riuscito a ottenere il cancro
polmonare negli animali sottoposti ai fumi di benzina. Ma si sta affacciando in
questi ultimissimi tempi una nuova questione, estremamente interessante. È
stato osservato che l’esplosione del cancro polmonare si è verificata grosso
modo a partire dal 1940. Ora, molti ritengono che questo fenomeno sia dovuto al
fatto che vent’anni prima, nel 1919-20, ci fu una grande epidemia influenzale,
che si chiamò spagnola. Poiché è noto che il virus influenzale determina una
irritazione cospicua del bronco e del polmone, si pensa che da questa
irritazione sia cominciata una proliferazione, aggravatasi successivamente con
gli inquinamenti atmosferici e altri tossici eliminati attraverso il polmone,
che alla lunga ha determinato il cancro. Detta così, la storia può sembrare
semplicemente ipotetica. Ma essa si fonda sopra ricerche recenti e molto
importanti, che hanno dato risultati capaci forse di rovesciare molte opinioni
troppo facilmente accettate. Queste ricerche sono state condotte in Svizzera
dalla Leuchtenberger, e hanno non soltanto confermato che il fumo di sigaretta
da solo non porta assolutamente il cancro, ma che associato al virus
influenzale lo porta sicuramente. Cioè gli animali cavie sottoposti alla respirazione
di fumo di sigaretta per tempi anche lunghissimi non si sono ammalati; ma le
cavie esposte al virus influenzale e poi al medesimo fumo si sono ammalate.
L’EUROPEO - I1 dottor Terry conosceva queste esperienze?
SIRTORI
- Sì, e infatti le cita a pagina 33 del suo volume. Ma non ha creduto, anche
qui, di tenerne troppo conto. E appare strano, perché si è di fronte a uno dei
pochi dati veramente positivi sull’argomento.
L’EUROPEO - Possiamo capire la ragione per cui il fumo della sigaretta diventa
micidiale soltanto se agisce sopra un organismo colpito dal virus influenzale?
SIRTORI
- Si, possiamo capirlo. Ma bisogna spiegare quali sono le difese naturali del
nostro polmone. I1 polmone è una specie di albero con i suoi numerosi rami, in
fondo ai quali ci sono come dei palloncini: gli alveoli. Possiamo immaginarli
come acini di un grappolo di uva. Ed è in questi alveoli che l’aria arriva a
contatto diretto col sangue, cedendo ossigeno e raccogliendo l’anidride
carbonica. In ogni polmone gli alveoli sono circa trecento milioni: una
quantità enorme. È appunto negli alveoli che si compie la respirazione
dell’organismo; ma prima di arrivare agli alveoli, l’aria attraversa un
condotto di circa trenta centimetri, ed è un percorso lungo il quale può venire
depurata. Un primo sistema di depurazione è dato dalle cosiddette ciglia. Ogni
cellula ha circa duecento ciglia, e di cellule nel polmone ce ne sono miliardi.
Le ciglia, questi miliardi e miliardi di ciglia, sono come delle spazzole che
si agitano continuamente, al ritmo di circa milletrecento movimenti al minuto.
Sopra queste ciglia cammina una sorta di tapis-roulant fatto di un liquido
vischioso. Le ciglia muovono questo liquido dal profondo dei bronchi verso
l’esterno, ed è perciò una specie di flusso, un Niagara biologico che spazza
ogni impurità. E questo è il primo sistema di difesa. Ma poi ne abbiamo un
secondo, rappresentato dai macrofagi, che sono cellule che inglobano le polveri
(e si chiamano. Appunto, cellule da polveri) distruggendole in breve tempo. I1
polmone è così munito di organi difensivi formidabili. Ma non basta ancora.
Proprio nell’interno degli alveoli esiste una terza cosa, che è stata scoperta
assai di recente, tanto che nel rapporto Terry se ne parla appena in due righe.
Questa terza cosa è stata trovata da laboratori americani e inglesi militari,
probabilmente durante ricerche per fini di volo spaziale. Si tratta di una
sostanza che aiuta, che anzi determina la respirazione. L’ultimo piccolo figlio
di Kennedy morì perché non la possedeva. Questa sostanza è chiamata
tensioattiva, e infatti il suo lavoro è di dare elasticità, tensione, alle
pareti dell’alveolo, perché si confino e sgonfino nel movimento ritmico
respiratorio. Se questa sostanza non c’è, l’alveolo rimane inerte, lo scambio
gassoso non si produce, o si produce insufficientemente. Ebbene, si è scoperto
che il virus influenzale agisce proprio su questa sostanza. Io stesso ho fatto
lavori in questo senso, studiando al microscopio elettronico la sostanza
tensioattiva nei polmoni dei giovani e nei polmoni dei vecchi: e anche noi
abbiamo osservato come i virus dell’influenza vadano a localizzarsi nelle
cellule che la producono. Sono cellule che si trovano esclusivamente nel
polmone, sono una sua prerogativa assoluta. Al microscopio sono riconoscibili
tra quelle di ogni altro tipo perché nel loro interno hanno come dei gomitoli,
che nella proiezione a due dimensioni appaiono come molle d’orologio, di un
colore scuro e di una forma caratteristici. Oggi sappiamo che nel feto umano
compaiono verso il quinto mese; nel topo appena due giorni prima della nascita.
Sembra dunque ormai sicuro che quei gomitoli presiedono alla formazione della
sostanza tensioattiva, anche perché la presenza di questa, e la sua quantità,
dipendono in linea diretta dal loro numero. Orbene, torniamo al nostro discorso
di prima. Se la sostanza tensioattiva non c’è, come nei polmoni del piccolo
Kennedy, oppure è offesa come quando viene aggredita dal virus influenzale,
l’elasticità della parete degli alveoli è annullata oppure ridotta. Nel primo
caso si ha la morte per asfissia, nel secondo un ristagno di residui tossici
nell’interno dell’alveolo divenuto piuttosto inerte e torpido. Ecco finalmente
spiegato perché il fumo della sigaretta, trovando un polmone torpido, può ristagnare
con i suoi residui tossici, e agire come altrimenti non potrebbe.
L’EUROPEO - Questo vale per tutti i residui tossici, cioè non solo per il fumo di
sigaretta, ma anche per esempio per i gas di scarico delle automobili, per lo
smog?
SIRTORI
- Naturalmente, per tutti i tossici. Le sostanze chimiche pericolose possono
venire assorbite come l’ossigeno dal polmone, e cioè passano nel sangue e
vengono poi eliminate attraverso il fegato. E se il fegato non è in buone
condizioni, rimangono nell’organismo più a lungo. Se il polmone possiede dunque
in giusta misura la sostanza tensioattiva, questi veleni vengono assorbiti
subito, e non ristagnano negli alveoli. Vengono assorbiti ed eliminati. In caso
contrario, si fermano sulle pareti alveolari e iniziano il loro processo
tossico che in determinati casi conduce alla formazione cancerosa.
L’EUROPEO - È soltanto il virus dell’influenza che può agire sulla sostanza
tensioattiva?
SIRTORI
- Nello scorso settembre parlai con Kotin, ed egli mi disse di avere osservato
che altri virus dimostravano questa capacità. Accoppiati al fumo di sigaretta,
generavano anch’essi il tumore polmonare. Tra questi, mi citò il virus
intestinaie heco, e il virus cocksakie.
L’EUROPEO - Di importanza fondamentale è dunque il tempo di contatto tra una
sostanza tossica e il tessuto biologico.
SIRTORI
- Esatto. Abbiamo ormai degli esempi molto chiari in proposito. In coloro che
lavorano con le amine aromatiche, si produce facilmente il cancro della
vescica. Perché non nel rene e non nell’uretere? Perché appunto il tempo di
contatto è maggiore nella vescica, dove si raccoglie l’urina. E così avviene
per le vie respiratorie, dove non abbiamo frequenza apprezzabile di tumori alla
trachea o ai bronchi, ma una frequenza purtroppo altissima nei polmoni. Certi
virus, agendo negativamente sulla sostanza tensioattiva degli alveoli,
favoriscono il perdurare del tempo, di contatto dei tossici cancerogeni,
consentono il loro accumulo e il loro conseguente lavoro chimico.
L’EUROPEO - Lei diceva prima che non si è mai ottenuto, sperimentalmente, il
cancro polmonare con il solo fumo di sigaretta, ma che invece lo si è prodotto
con i gas dell’inquinamento atmosferico. Questi sarebbero dunque i maggiori
responsabili dell’incremento del cancro polmonare nel mondo?
SIRTORI
- Non si può dare una risposta in assoluto. Possiamo dire soltanto che, in via
sperimentale, l’inquinamento atmosferico è più pericoloso del fumo della
sigaretta.
L’EUROPEO - Insomma da tutto il discorso la povera sigaretta ne esce un po’
rivalutata. Tuttavia si potrebbe obbiettare questo: dal momento che virus più
sigaretta uguale cancro, e che il virus è più difficile da controllare della
sigaretta, vale ugualmente il gioco di controllare e combattere la sigaretta.
SIRTORI
- D’accordo. Questo può essere un buon sistema empirico di difesa. Ma non è una
soluzione scientifica.
L’EUROPEO - Non si possono trovare degli antidoti contro i gas dell’inquinamento
atmosferico e le sostanze cancerogene del fumo di tabacco?
SIRTORI
- La direzione da prendere è appunto questa. L’americano Huggins ha osservato
che esiste una sostanza, il trinitrobenzene, capace di catturare la nuvola di
elettroni che circonda le sostanze cancerogene, quale per esempio il famoso
benzopirene. Senza questa nube di elettroni, le sostanze diventano innocue. Ora
Huggins mi diceva sorridendo che probabilmente l’uomo del futuro ingoierà tutte
le mattine, insieme alla sua pillola di vitamina, anche la pillola di
trinitrobenzone, per premunirsi contro le sostanze cancerogene prodotte dalla
nostra civiltà industriale. Huggins è lo scienziato che ha scoperto la cura
ormonica del cancro della prostata e della mammella: bisogna dunque dargli
credito.
L’EUROPEO - Quali altri tipi di profilassi possiamo prevedere?
SIRTORI
- La somministrazione di sostanza tensioattiva, quella che dà elasticità agli
alveoli polmonari. Da un punto di vista chimico, si tratta di
lipofosfoproteine: sono lecitine addizionate a proteine. Anche se la loro
scoperta è recentissima, ne conosciamo già bene la struttura. E si è già visto
che con la lecitina alfa sintetica si può curare la malattia che uccise il
piccolo Kennedy. Ora, si può immaginare che l’uomo cittadino del futuro, prima
di avviarsi per le strade pregne di smog e prima di mettersi a fumare, si faccia
ogni mattina una micro-aerosolizzazione di lecitine sintetiche. Potremmo anche
pensare di somministrare al nostro cittadino del futuro delle sostanze, come
l’acetilcolina, che attivano il movimento delle ciglia e del muco, quelle
spazzole e quel Niagara che dicevamo prima.
L’EUROPEO - Queste profilassi del futuro sono molto suggestive, ma intanto non si
può fare niente per rendere meno
nocivo il tabacco della sigaretta?
SIRTORI
- Si può fare probabilmente parecchio. L’americano Winder, che fu uno dei
primissimi accusatori della sigaretta, ha recentemente dichiarato di avere
osservato come gli ultimi tabacchi siano meno cancerogeni di quelli di qualche
anno fa. Egli ha fatto anche rilevare che nei paesi orientali, Russia, Polonia,
eccetera, il cancro polmonare è assai meno diffuso. Ha pensato dunque che di
una certa importanza debba essere il tipo di concia del tabacco. E in questa
direzione si sta lavorando ovunque. È stato anche osservato che il tabacco
molle è meno pericoloso di quello duro, in quanto può venire bruciato più
compiutamente, senza lasciare residui: dannosi, infatti, sono i residui, come
per qualsiasi camera di combustione.
L’EUROPEO - E i filtri?
SIRTORI
- Con gli ultimi tipi di filtro si trattiene fino all’ottanta, al novanta per cento
dei fenoli. I fenoli sono sostanze di per sé non cancerogene, ma che
favoriscono l’attività delle sostanze cancerogene. La faccenda non è ancora ben
chiara, ma in via sperimentale si è visto questo: se prendiamo del benzopireno,
che è la sostanza cancerogena dello smog e della sigaretta, e lo pennelliamo
sulla cute della cavia, produciamo il tumore. Ma se prendiamo il catrame di
tabacco, cioè il tabacco bruciato e condensato, e lo pennelliamo sulla cavia,
produciamo tumori quaranta volte di più. Perché mai? Lo stesso Winder
attribuisce questo fenomeno alla presenza nel tabacco dei fenoli, i quali
renderebbero molto più attive le sostanze chimiche cancerogene. I nuovi filtri
dovrebbero dunque offrire una difesa importante. Alcuni di essi contengono oggi
anche una sostanza chiamata charcoal, che trattiene la formaldeide, dannosa
alle ciglia delle cellule bronchiali. Chissà perciò che in un vicino domani
questi filtri non vengano dotati di superiori capacità selettive.
L’EUROPEO - I1 dottor Terry e il suo gruppo hanno forse già risposto a questa
serie di critiche?
SIRTORI
- No, perché si sono sviluppate da poco tempo, come del resto era serio e
logico che avvenisse. Anche Terry e i suoi collaboratori dovranno pensarci
sopra un po’, prima di discutere le considerazioni altrui. Ma questa volta
dovranno tenere più conto di certe questioni. Per esempio di questa: come mai
un individuo inglese, che anche in giovane età si trasferisca in Nuova Zelanda,
e che fumi il medesimo numero di sigarette di un neozelandese, è più soggetto
al cancro polmonare di quest’ultimo? È presumibile che questo fenomeno debba
venire spiegato più col fattore ambientale che con la sigaretta: un fattore
ambientale che abbia agito precedentemente, cioè un’infezione virale oppure una
infezione dovuta agli inquinamenti atmosferici, ma sempre contratta in
Inghilterra. Queste ricerche sono di Dean, e si allineano ad altre, che
sollevano i medesimi interrogativi.
L’EUROPEO - Bisogna concludere che il rapporto Terry non rappresenta affatto
quell’ultima parola, in fatto di rapporto tra sigarette e cancro polmonare, che
al suo apparire ha avuto tutta l’aria di essere?
SIRTORI
- Senza dubbio. E questo si può dire senza togliere nulla della sua serietà di
documentazione, della sua completezza, della sua informazione. È criticabile su
un piano di fondo, che ovviamente è più importante. È criticabile nella sua
impostazione interpretativa e valutativa. Ed è infine criticabile per il suo
tono accusatorio. La sigaretta, nel nostro tempo, è come l’automobile: non è
necessaria, ma è qualcosa che ormai ci appartiene, e che per molti è diventata
necessaria. Anche l’automobile fa dei morti: diecimila in un anno nella sola
Italia. Ma nessuno pensa che il problema possa essere risolto abolendo
l’automobile. Così non si può pensare di abolire il fumo. Moltissime persone ne
sono ormai condizionate: il loro sonno, la loro digestione, la loro fantasia
creativa, la loro distensione psichica sono condizionate dalla sigaretta. È
chiaro che ogni abuso è dannoso e va condannato, ma anche dieci bicchieri
d’acqua sono dannosi. È questione di equilibrio. Ed è questione di rendere
inoffensivo, con le nostre tecniche scientifiche, ciò che in determinate
condizioni può essere pericoloso. La direzione da seguire è questa. Non quella
dell’ostracismo aprioristico.
L’EUROPEO - Lei professore fuma?
SIRTORI
- Io no. Ma bisogna essere obiettivi.